Poem

 

(Parole e musica Gabriele Carbonari)

 

Bentornato in questa terra bentornato in questo mondo

E quel po’ che ne è rimasto se te ne     sei reso conto

Non m’illudo stai tranquillo e continua a continuare

Il perverso giro infame sulla giostra……………non ti fermare.

Non ho niente e tut lo sai non ho occhi da coprire

Facce da sostituire per poter tirare dritto

e racconterai a tutti che ti sei comprato il mondo

Lo hai girato come un guanto per poi ritornare     qui davanti a me.

 

Gli affari tuoi io Ii conosco bene   son tasche vuote con le mani piene

che racchiudono fiori arrugginiti

dentro un falso vaso di leggende e mi—–ti.

 

Ma che cosa parlo a fare al tuo volto edulcorato.

Al tuo avido e perverso camminare star seduto

Ma che cosa hai da offrire se non polvere da sparo

Se non tristi convenienze dall’effimera durata

 

Sono qui…per regalare …solo gioie e speranze non viziate

Sono qui…perchè lo chiede il vento ,

Sono qui… perche questo è il mio momento

 

Potrei     darti il benvenuto       ma non riesco        a salutarti

Non mi va     più di guardarti   non mi va                     più di ascoltarti

 

Sto contando la distanza tra il tuo carcere ed il mio

tra la vita dei mortali e le paludi degli eterni

non si sente un gran rumore e nemmeno gracidare

vedo solo acqua salmastra canne lucide e sfuggenti

 

E non credo possa entrare il sole                 e   nessuna luce alcuna

Ma se provi ad abbassar la testa           puoi specchiart       i sempre che tu ci riesca

 

Io non porto apocalissi ne scritture e ne alluvioni

Dalle viscere del mondo ho scrutato la tua vita

Ero il povero nel fango che tu non vedevi affatto

 

Non per colpa…… del sole ma del buio             Non per colpa del fango ma dell’oro

Non per colpa …… dell’acqua, ma del fumo.     Non per colpa tua no ,non solo tua………..

 

se la realtà dei numeri abitasse sulla terra

se non fossero stampati sulla pelle della gente

se prendesse posto il nome che da nati ci hanno dato

se prendesse un po’ il sapore di un futuro     sempre meno avaro

Poem